giovedì 25 agosto 2016

Le tragedie degli altri

I telegiornali del mattino davano 247 morti accertati nel sisma che ha interessato il centro Italia: significa che questo è il numero di cadaveri che sono riusciti a recuperare, ma i dispersi sono un numero imprecisato ed ormai si scava con le ruspe, vale a dire che il disperso è morto con ogni probabilità, non ci si aspetta di estrarre alcuna persona ancora viva dalle macerie. I social traboccano di commenti e post, che (piaccia o meno) rispecchiano l'anima e l'emotività del paese: io mi sono resa conto che perfino nel condividere i messaggi più costruttivi, quelli che contengono indicazioni concrete per fornire supporti ed aiuti, si finisce per gravarsi di una targa (magari non condivisa, né condivisibile) come un partito, una organizzazione più o meno politica o confessionale tanto da chiedersi se questa sia solo una occasione di pubblicità, piuttosto che una emergenza umana.

venerdì 19 agosto 2016

Il mare è cieco


Guardavo il paesaggio notturno: il fascino dei riflessi di luce, gli aloni, la scintilla oscillante sull'albero maestro, lo sciabordio delle onde ed ancora polvere di specchi sulla superficie dell'acqua. 
Mare come inchiostro, che non si può fermare in una immagine: nessun obiettivo vede quello che vedono gli occhi... e poi il firmamento. 
Mille punti di luce bianca, come un ricamo paziente, grappoli di paillettes sospese...
Il mare non vede le stelle:  l'acqua resta di inchiostro, è cieca, non percepisce gli astri lontani. 
Affoga negli abissi la freccia di luce tracciata dal  foro di un punto di cielo e scompare inghiottita. Non ne restano tracce sulla superficie increspata dal vento, ma solo lo strascico dell'astro notturno, che va tramontando: gocce di sangue sul velo d'argento.

giovedì 28 luglio 2016

Come percepisco (recensisco) i social

Accompagnando per mano la mia privacy all'ingresso della grotta che scende verso gli inferi affollati di tutta la gente che rimane chiusa in casa davanti al suo personal computer, finestra sul mondo del terzo millennio (che mi fece bannare senza appello) io le dissi (alla privacy) parafrasando il sommo poeta: "Perdete ogni speranza..." e quindi ci addentrammo.

martedì 26 luglio 2016

Mangiare con Feuerbach

E insomma, l'ultima volta che ho invitato al mio umile desco un personaggio famoso (era Dostoevskij) Marilena, l'autrice dell'iniziativa parole di contorno, che si occupa appunto di soddisfare le papille gustative di questi personaggi importanti, mi ha voluto ricordare che avrei un conticino in sospeso con un certo Immanuel Kant: è vero, lo avevo nominato nel primo post che ho dedicato all'iniziativa di Marilena, ma in verità le mie resistenze... resistono (che resistenze sarebbero sennò?) e proprio non ce la faccio ad invitare lo sputacchiatore solitario di carne di vitello, ma per rispondere all'aspettativa della fata, senza far torto a nessuno, ho pensato di restare nell'ambito filosofico, premiando qualcuno che ho nominato abbastanza spesso nei miei post di cucina (e non soltanto). Si tratta del nostro Feuerbach, il buon vecchio Ludwig, il cui notissimo aforisma, l'uomo è ciò che mangia, ha fornito pretesto per discutibili spiritosaggini introduttive di alcune delle mie vecchie ricette.

La fanciulla del bosco

Questo post è dedicato alla mia amica Patricia ed alla sua simpatica iniziativa di luglio #insiemeraccontiamo11: si tratta, come qualcuno dei miei lettori ricorderà,  di un gioco di scrittura al quale partecipano diversi blogger amici, sviluppando un breve racconto da un incipit ideato dalla nostra comune amica. Ci ho provato, anche se il rispetto delle regole non è esattamente il mio punto di forza...

Incipit (di Patricia)
Odore di muschio. Di foglie in decomposizione. Nel bosco, sotto a quel guazzabuglio di querce olmi e acacie, alte da sembrare volerlo solleticare e spesso da oscurarlo, il cielo era sparito. Si chinò ad annusare lo stesso odore di allora quando....