Cucchi: la sentenza che fa disperare

            06/06/2013



Oggi la rete è piena di tutti i commenti possibili ed immaginabili sul caso Cucchi: una storia incredibile.
I medici sono stati considerati responsabili: gli unici responsabili, non identificati, né condannati invece gli autori del pestaggio! Le cause di  morte accertate furono principalmente la ipoglicemia e la disidratazione, condizioni rispetto alle quali i medici avevano giustificato l'assenza di intervento adducendo il rifiuto delle cure da parte del giovane.
Le altre cause di morte, quelle che lasciarono evidenti segni  sul corpo e furono documentate dal referto autoptico consistevano di lesioni interne: una emorragia vescicale che impediva la minzione, fratture alla mascella ed alla colonna vertebrale, oltre che di ecchimosi, ematomi e vari segni di percosse estesi in varie zone del corpo.

I "presunti" picchiatori (presunti malgrado nel tempo vi siano state alcune testimonianze che ne attestavano la natura di reali, piuttosto che presunti) sono stati assolti in quanto, secondo i periti della Corte, le lesioni post mortem potevano essere dovute sì ad un pestaggio, ma anche eventualmente ad una caduta accidentale, "né vi sono elementi che facciano propendere per l'una piuttosto che per l'altra dinamica lesiva".
Straordinario! Stefano Cucchi potrebbe essere caduto e, considerato il tipo e la estensione delle lesioni, vi sarebbe da interrogarsi sulla dinamica dell'incidente che può avere causato simili danni, ma questo non è tutto.
Al momento dell'arresto, il  15 ottobre 2009, Stefano pesava 43 Kg su di un'altezza di 175 cm.: era magrissimo, sicuramente sottopeso, forse per uso di sostanze o forse per anoressia.
Quando è morto, una settimana dopo, il 22 ottobre, pesava 37 Kg.: una tale riduzione di peso in pochi giorni sarà stata probabilmente legata alla perdita di acqua ed al completo digiuno.
Risulta che dopo la prima udienza Cucchi rifiutò una proposta di ricovero: all'epoca doveva già "essere caduto" perché giunse all'udienza (il giorno dopo l'arresto) zoppicante e con ematomi agli occhi: non sappiamo perché rifiutò il ricovero, né se le "cadute" continuarono dopo il rientro in custodia cautelare.
Ma certo, anoressico o no, tossico o no, autodistruttivo o no, è difficile credere che potesse avvertire appetito nello stato in cui era stato ridotto dalle "cadute"  e con l'emorragia vescicale che si estendeva sempre più ....
Possibile che il giudice non abbia notato nulla?
Per quale motivo ai familiari non è stato consentito di vedere Stefano?
Quando infine è stato ricoverato Stefano? Quando le sue condizioni erano diventate pressoché gravissime e disperate ... non sappiamo se per ripetute "cadute" o se per l'aggravarsi delle lesioni causate dalle prime "cadute", ma certo in condizioni ormai disperate: questo possiamo considerarlo  acclarato.

Ora, solo per ragionare, prendiamo i casi di anoressia: sono quelli in cui i pazienti rifiutano qualsiasi tipo di trattamento e, secondo il Centro Nazionale di Epidemiologia  causano  morte nel 20% dei malati entro 20 anni dall'esordio: la prima causa di morte tra i 12 ed i 25 anni.
Di solito questi pazienti muoiono in ospedale, perché, quando ormai sono in stato di cachessia vengono ricoverati, sottoposti a terapie reidratanti ed alimentazione forzata con sondino nasogastrico (ebbene sì!) i familiari sono presenti e tuttavia c'è una mortalità elevata, per la quale, però, non mi sembra siano  stati fino ad ora denunciati o condannati i medici (nessuno è onnipotente: bisogna vedere in che condizioni è arrivato il paziente).
Non sappiamo se i medici di questo ospedale abbiano abbandonato Stefano alla morte senza fare alcun tentativo di salvarlo: per carità, se lo dice il giudice sarà così, ma gli unici casi in cui di solito si preferisce non intervenire per evitare di straziare ulteriormente ed inutilmente il corpo, è quando la prognosi è sicuramente infausta, quando cioè il paziente arriva praticamente quasi già morto e non c'è più nulla da fare ... ma se così fosse stato, la cosa andava fatta presente a suo tempo, evitando di rendersi conniventi con chi  aveva provocato le lesioni mortali.
Ora qui abbiamo agenti di polizia penitenziaria che, pur in mancanza di prove sufficienti, potrebbero "in ipotesi" (diciamo così) essersi resi responsabili dei pestaggi, un giudice che non ha disposto né la scarcerazione, né il ricovero, pur avendo osservato direttamente le condizioni del giovane ed infine tre medici intervenuti l'ultimo giorno ed all'ultimo momento, ai quali è giusto dare pure la loro parte di responsabilità,  ma, ad essere equi, altre e ben più gravi responsabilità andrebbero ricercate altrove  ...


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