A cosa serve il cromosoma Y?

Tutti siamo abituati a pensare al cromosoma Y  come a quella parte del patrimonio genetico presente in un individuo della specie umana, che ne determina  il sesso maschile in effetti è il più piccolo e contiene poco materiale genetico, per cui non sembrava che potesse avere altre funzioni al di là del definire appunto il sesso. Per coloro che non hanno dimestichezza con l'argomento richiamiamo in breve alcune nozioni di base, necessarie alla comprensione:  all'interno del nucleo delle nostre cellule esiste il materiale genetico depositario del nostro DNA, si tratta di corpi di forma allungata a cordoncino ed aggregati in coppie.

In un individuo con un normale patrimonio genetico vi sono 46 cromosomi, ovvero 23 coppie di cui 22 coppie di cosiddetti autosomi ed una coppia di eterocromosomi.
Gli eterocromosomi sono quelli che condizionano il sesso di un individuo  e denominati XX per le femmine ed XY per i maschi.
Il cromosoma Y è determinante per la connotazione del sesso maschile, infatti l'anomalia X0 (sindrome di Turner) è un fenotipo femminile, mentre l'anomalia XXY (sindrome di Klinefelter) è un fenotipo maschile, indipendentemente dal numero delle X, infatti, è sufficiente la presenza del cromosoma Y per determinare lo sviluppo dei genitali maschili.
Un cromosoma Y soprannumerario (sindrome XYY) inoltre era anche stato individuato in passato per essere capace di condizionare alcune caratteristiche somatiche e di temperamento:  specificamente una statura più alta ed una maggiore aggressività: l'anomalia XYY, individuata per la prima volta nel 1961 da Sandberg, infatti venne poi studiata e descritta da Jacobs soprattutto fra i detenuti e ritenuta associata, almeno in quei casi, a condotte  improntate in  senso disadattivo, benché attualmente manchino riscontri di conferma ed anzi il cariotipo 47, XYY possa risultare del tutto asintomatico.

Insomma, per dirla in breve, universalmente  la Y è considerata solo come un cromosoma legato alla definizione del genere sessuale e del tutto irrilevante per le altre caratteristiche dell'individuo.
Ecco invece che un recente studio, pubblicato su Nature Genetics rivela che la minore aspettativa di vita e la maggiore incidenza di patologie tumorali non specifiche, propri del sesso maschile rispetto a quello femminile potrebbero essere legati proprio ad una perdita del cromosoma Y nel sangue periferico dei soggetti interessati. Lo studio è stato condotto da Lars Forsberg presso l'Università di Uppsala in Svezia: sono stati esaminati 1.153 soggetti di sesso maschile, anziani e l'esame sul sangue periferico ha rivelato che la perdita del cromosoma Y nei leucociti , cioè i globuli bianchi (visto che i rossi sono privi di nucleo, ndr) è associata ad una più breve aspettativa di vita.
Gli autori rilevano che la perdita del cromosoma Y (LOY) è abbastanza frequente in età avanzata nelle cellule ematopoietiche normali: questa condizione infatti interessava l'8,2% dei soggetti esaminati, per i quali l'aspettativa di vita risultava essere di ben 5,5 anni più breve in confronto a quelli che conservavano la presenza della Y nelle cellule ematiche del sangue periferico!
Gli studiosi suggeriscono che il LOY potrebbe rappresentare anche un fattore predittivo di carcinogenesi nel sesso maschile.

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